... je cherche la région cruciale de l'âme où le Mal absolu s'oppose à la fraternité.  Malraux
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Philosophie et politique


Site personnel de Denis COLLIN


Luigi Pareyson / Verità e interpretazione / Introduzione  Voir?

Si dirà che in tal modo va perduta la problematicità della natura umana, perché la realtà d'un possesso sicuro e garantito eliminerebbe la precarietà della situazione dell'uomo e il carattere tentativo della sua ricerca. Ma l'ontologicità del pensiero e l'inoggettivabilità della verità son ben lontane dall'offrire un possesso cosi pacifico e incontrastato, perché piuttosto sollecitano e chiamano in causa la libertà, e la impegnano in una peripezia che, mentre esige il coraggio d'una formulazione personale della verità, conosce il premio della scoperta solo nella misura in cui non ignora il rischio del fallimento, si che l'uomo è messo di fronte alle proprie responsabilità, e dev'essere pronto a pagare di persona, perché la sua non è tanto una scoperta quanto una testimonianza. Anzi, rischio coraggio responsabilità son concetti che solo al cospetto della verità hanno un significato, e acuiscono la problematicità dell'uomo, portandola al punto massimo della tensione,...

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(06/04/2014 @ 22:38)
Luigi Pareyson : Verità e interpretazione introduzione  Voir?

Ma per quanto suggestivi e a loro modo significativi, questi termini di teologia negativa sono più adatti all'esperienza religiosa che al discorso filosofico, nel quale non si possono trasferire senza rischio di radicali malintesi. Anzitutto il fatto che la verità è inseparabile dalla singola interpretazione senza mai tuttavia identificarsi con essa non autorizza né ad affermare che la verità non si manifesta mai come sé ma solo come altro, né a sostenere che la parola sia sede inadeguata della verità. Da un lato, se è vero che non si può rivelare la verità se non già interpretandola determinandola, è anche vero che questa interpretazione e formulazione è appunto una rivelazione della verità, e quindi non propriamente altro dalla verità, ma la verità stessa corne personalmente posseduta, e non per il fatto d'essere una rivelazione essa può apparirne come un'alterazione o addirittura un travestimento, perché ne è piuttosto un possesso, tanto più genuino quanto personale e molteplice. Dall'altro...

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(06/04/2014 @ 22:35)
Le progrès est-il une illusion ?  Voir?

Les Occidentaux (mais ils ne sont les seuls) vivent avec une croyance au progrès profondément enracinée. Le bon sens de l'histoire est celui du progrès, des lendemains plus heureux qu'aujourd'hui, de la science de demain qui sera plus vraie que celle d'aujourd'hui, etc. Bien sûr, nous n'ont pas manqué les occasions d'être vaccinés contre les illusions du progrès. La science et les techniques peuvent apporter autant de maléfices que de bénéfices, les lendemains qui chantent déchantent encore plus souvent, et la conscience se développe que peut-être notre connaissance de la réalité autant que notre pouvoir sur la nature trouvera ses propres limites, indépassables. Mais au fond la croyance au progrès semble consubstantielle au monde qui est le nôtre. Et, si nous y croyons moins, si nous ne savons pas toujours quel progrès doit être poursuivi, nous l'espérons tout autant.

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(17/03/2014 @ 18:00)
L'espace de la marchandise  Voir?

Parler de l'espace de la marchandise peut sembler étrange. L'espace de la marchandise pourrait tout simplement se réduire à l'espace occupé par les marchandises dans les entrepôts des magasins ou sur les étals des commerçants... En dire autre chose serait aller au-delà d'un usage pertinent du mot « espace » transformé en mot « passe-partout ». Si on lit Marx, on cherchera en vain le mot « espace » pour désigner un concept précis de sa critique de l'économie politique. Par contre on rencontrera le mot de « sphère » (sphère de la circulation, sphère de la production) et mais aussi le mot « monde ». Il y a donc une spatialité (sphère ou monde) nécessaire pour penser la marchandise. On peut aussi rencontrer, chez des auteurs plus récents, l'expression « espace de la marchandise » pour désigner l'extension de la marchandise à la fois dans l'espace géographique et dans l'ensemble des sphères de la vie humaine.

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(14/03/2014 @ 19:24)
Pareyson: Verità e interpretazione  Voir?

5. Inoggettivabilità della verità.
A questo punto si potrebbe essere indotti a ritenere che, come il pensiero storico non rivela il suo vero significato se non è sottoposto a un processo di demistificazione, cosi il pensiero rivelativo non appare nella sua vera natura se non si assoggetta a un trattamento di demitizzazione. E infatti il pensiero rivelativo sembra possedere i caratteri del mito: poiché la verità non si offre se non all'interno d'una prospettiva e non è colta se non come inesauribile, il discorso che la riguarda ha la duplice caratteristica d'esser sempre molteplice e mai tutto esplicito: sempre molteplice, cioè personale ed espressivo, e mai tutto esplicito, cioè indiretto e significativo; e non son questi, appunto, i caratteri del mito, in cui la vis veri trova nell'espressione della persona l'ambiente piú propizio per annunciarsi, e il discorso parla indirettamente del suo assunto, svelandolo per lampi piuttosto che esaurendolo in maniera oggettiva?

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(07/03/2014 @ 19:42)
Pareyson: Verità e interpretazione  Voir?

4. Discorso criptico e discorso semantico: demistificazione e interpretazione.
Se ora esaminiamo più da vicino le caratteristiche dei due tipi di pensiero che (lasciando deliberatamente da parte la scienza, che costituisce problema a sé) ho sommariamente delineato da un lato il pensiero esperto della verità, ontologico e personale insieme, e quindi inseparabilmente rivelativo ed espressivo, e dall'altro il pensiero puramente storico, in cui l'assenza del carattere rivelativo finisce per compromettere anche l'espressione, e ridurla a un'indiretta razionalizzazione della situazione temporale, con vocazione strumentale e tecnica la prima cosa che in essi ci colpisce è una specie di intervallo fra ciò ch'è detto e ciò che non è detto: in entrambi la parola evoca qualcosa di non esplicito che contiene il vero significato del discorso. Ma ben diversa nei due casi è la portata e la funzione del non esplicito.




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(07/03/2014 @ 19:38)
Pareyson: Verità e interpretazione  Voir?

3. Caratteri del pensiero che disconosce il vincolo di persona e verità.
Ciò che caratterizza il pensiero rivelativo è dunque la completa armonia che vi regna fra il dire, il rivelare e l'esprimere: il dire al tempo stesso e inseparabilmente rivelare ed esprimere. Che la parola sia rivelativa è segno della validità pienamente speculativa d'un pensiero non dimentico dell'essere, e che la parola sia espressiva è segno della concretezza storica d'un pensiero non dimentico del tempo. Ora nel pensiero rivelativo la parola rivela la verità nell'atto che esprime la persona e il suo tempo, e viceversa. Il aspetto espressivo e storico non solo non va a scapito dell'aspetto rivelativo e teorico, ma piuttosto lo sorregge e lo alimenta, perché stessa situazione è prospettata come apertura storica alla verità intemporale. D'altra parte l'aspetto rivelativo non può fare a meno di quello espressivo e storico, perché della verità non si dà manifestazione oggettiva, ma si tratta...

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(07/03/2014 @ 19:32)
Pareyson: Verità e interpretazione  Voir?

1- Considerazione storicistica e discussione speculativa.
Uno dei luoghi comuni più diffusi nella cultura odierna è una concezione genericamente ma integralmente storicistica, per la quale ogni epoca ha la sua filosofia, e il significato d'un pensiero filosofico risiede nella sua aderenza al proprio tempo. Non si tratta dello storicismo classico, che, interpretando la storia come progressiva manifestazione della verità, e quindi le filosofie particolari come gradi di sviluppo della vérità totale, finiva per coferire un significato speculativo alla stessa corrispondenza d'una filosofia alla sua situazione storica. Si tratta invece d'uno storicismo integrale, che nega alla filosofia quel valore di verità cui essa sembra ambire1 per la stessa natura del suo pensiero, e non le riconosce altro valore che d'essere espressione del proprio tempo.




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(07/03/2014 @ 19:29)
Jon Elster et l'interprétation analytique de Marx  Voir?

Jon Elster dans Making sense of Marx (Karl Marx : Une interprétation analytique. Traduit de l'anglais par P.E. Dauzat, PUF 1989) se propose de donner une nouvelle interprétation de Marx à la lumière de la philosophie analytique. Transposé au domaine précis qui nous concerne, le propos de Jon Eslter viserait ainsi à récuser tout ce qui chez Marx renvoie à une sociologie « holiste » et à y substituer une interprétation qui ferait fonds sur l'individualisme méthodologique.

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(03/03/2014 @ 19:56)
Actualité de la théorie critique  Voir?

Si le vieux « marxisme orthodoxe » est définitivement hors d'usage, la profondeur de la crise économique, sociale, politique, mais aussi morale qui caractérise le mode de production capitaliste aujourd'hui rend nécessaire non seulement un retour à Marx qui doit être tout simplement lu véritablement et réinterprété, mais aussi aux écoles marxistes « hétérodoxes » du XXe siècle, celles qui sont parties de Marx pour aborder autrement et sous d'autres angles l'analyse critique de la société bourgeoise.

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(28/02/2014 @ 19:17)
Marx et la philosophie anglaise du XVIIe siècle  Voir?

Le matérialisme de Marx, pour autant que l'on puisse parler véritablement de matérialisme, n'est à proprement parler qu'un nominalisme. Cette inspiration nominaliste parcourt les textes de jeunesse, de la Critique du droit politique hégélien à l'Idéologie Allemande. Peut-on attribuer à Marx une inspiration nominaliste n'est-ce pas un jugement extérieur qui fait fi de l'histoire réelle de la pensée marxienne ? Après tout rien n'indique que Marx ait lu la Somme logique ni qu'il se soit intéressé à Duns Scot, bien qu'il le cite parmi les précurseurs du matérialisme[1]. Sa connaissance du nominalisme médiéval n'est donc qu'une connaissance indirecte, qui lui vient par l'intermédiaire des philosophes anglais. C'est donc un nominalisme qui a déjà subi de nombreuses transformations que Marx va trouver «prédigéré» dans la philosophie anglaise.

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(23/02/2014 @ 14:58)
Éloge du communautarisme  Voir?

En France, faire l'éloge du communautarisme, c'est s'exposer des malentendus, des déconvenues, des attaques et des assauts de mauvaise foi à n'en plus finir. On hésite donc à faire l'éloge de cet Éloge du communautarisme que Yves Branca a rendu accessible au public français, l'édition italienne datant de 2007. Connaissant bien, par avance, les malentendus et les amalgames que son livre entraînerait, Preve a néanmoins tenu à assumer le terme de « communautarisme », bien que son éloge ne soit ni celui des communautés ancestrales fermées à l'étranger, ni celui des pseudo-communautarismes fascistes ou nazis, ni celui des communautés organiques qui imposent à leur membre un conformisme, ni non plus le communautarisme ethnique instrumentalisé contre la souveraineté nationale. Preve défend le communautarisme tout simplement parce que l'homme est un « être communautaire », ce qui pourrait être une traduction très précise du zoòn politikon d'Aristote. La conception libérale...

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(13/01/2014 @ 06:12)
Marx, la politique, l'État  Voir?

Le 18 brumaire de Louis Bonaparte apparaît d'abord comme un texte de circonstance. Écrit en quelques jours après le coup d'État qui met fin à la seconde République et conduit bientôt à la proclamation du Second Empire par un neveu de Napoléon Bonaparte, ce petit ouvrage de Marx, publié en 1852 dans la revue de son ami Joseph Weydemeyer, rassemble sept articles écrit presque sous le feu de l'évènement. C'est pourtant beaucoup bien plus que cela. Dans la préface à la réédition de 1869, Marx précise ce qui sépare son travail de celui de Victor Hugo, Napoléon le Petit, et de celui de Joseph Proudhon, Le coup d'État. Le pamphlet de Hugo « se borne à des invectives amères et spirituelles », mais faute de comprendre les racines sociales du coup d'État de Louis Bonaparte, il en fait l' uvre d'un homme seul et « il ne s'aperçoit pas qu'il grandit cet individu au lieu de le rapetisser, en lui attribuant un pouvoir d'initiative qui n'a pas son pareil dans l'histoire...

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(02/01/2014 @ 14:14)
Au revoir, Costanzo !  Voir?

Un très grand philosophe italien s'est éteint à l'aurore du 23 novembre dernier.


C'est par le dossier « Délivrons Marx du marxisme » de la revue Eléments (hiver 2004-2005), que je l'avais découvert. Emerveillé de trouver dans sa pensée quelque chose comme l'accomplissement de certaines idées qui me hantaient après mai 68, mais à peine ébauchées, et dont j'ai cru longtemps me libérer en m'abandonnant à des rêveries, j'ai décidé de contribuer à la faire connaître. Toute modeste que soit cette contribution, je m'en fais un honneur. Je dois remercier Alain de Benoist de m'y avoir encouragé à la fin de 2008. Les lecteurs des revues du GRECE et de KRISIS ont déjà eu un aperçu de l'originalité, de l'audace, de la liberté d'allure de Preve ; ainsi que de la richesse de son uvre par la bibliographie très complète qu'Eléments en avait donnée en 2005. Mais on s'adresse ici à des lecteurs nouveaux ; et bien que Preve...

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(30/12/2013 @ 15:39)
La statue de Giordano Bruno  Voir?

Le 17 février 1600, sur la place du « Campo de' fiori » à Rome, l'hérétique Giordano Bruno, enfermé depuis 1592, torturé, refusant de se repentir, était livré aux flammes par la « sainte inquisition ». Le « Campo de' fiori » est situé à deux pas de la fameuse Piazza Navona où Romains et touristes se pressent de nos jours. Le 9 juin 1889, le dimanche de la Pentecôte, une foule de milliers de personnes (cinq mille selon la presse catholique, vingt-cinq mille selon les organisateurs !) assistait à l'inauguration du monument à Giordano Bruno. Édifié à l'initiative d'un comité de libre-penseur, de francs-maçons et de militants libéraux et laïques, soutenu par le président du conseil Francesco Crispi (1819-1901), ce monument est une statue en bronze, conçue par Ettore Ferrari, par ailleurs franc-maçon anticlérical et député libéral très radical, qui représente Bruno dans son habit de dominicain. Une inscription sur le socle de la statue : « A BRUNO - IL SECOLO DA LUI DIVINATO - QUI DOVE...
La statue de Giordano Bruno

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(08/12/2013 @ 18:25)
Pour Costanzo Preve  Voir?

Né en 1943 dans la province d'Alessandria, Costanzo Preve s'est éteint le 23 novembre 2013 à Turin. C'est un philosophe presque inconnu en France. Un seul de ses livres a été traduit dans notre langue, Histoire Critique du Marxisme (éditions Armand Colin, collection, avec une préface de Denis Collin) Auteur prolixe, « élève de Marx », comme il aimait se présenter, il était à l'écart de toutes les orthodoxies et nous avait donné une analyse décapante du « communisme du XXe siècle ». Grâce à une bourse, il avait étudié à Paris en 1963, y avait suivi les cours d'Hyppolite sur Hegel, fréquenté les althussériens et s'était rapproché de Marx. Il avait également un intérêt soutenu pour les philosophies grecques et allemandes qui influeront profondément sur sa lecture de Marx. Une autre bourse lui permettra de se rendre à Athènes où il soutiendra une thèse en grec moderne sur les Lumières grecques. De retour en Italie, il devient professeur de philosophie au lycée où il enseignera pendant...

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(28/11/2013 @ 10:12)

Dernière mise à jour : 20/04/2014 @ 23:29


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